Cari amici del Forum e non

Cari amici del Forum e non,

ho passato la settimana, anche se in maniera sporadica, a visitare il Forum e a leggere i vari interventi. Dopo un periodo di “vivacità”, noto tutt’oggi, una “calma piatta”!

Dalla maggior parte degli interventi (Enzo; Io; Sweet; Baldonero; Cesko; Pantarei) ho notato che vi è, anche se non in maniera palese, una timida voglia di riscatto.

Si è parlato di scelte; di volontà per poter sostenere le scelte; di impegno su di un fine comune; di politica locale; di disponibilità umane della comunità; di partecipazione; di collasso dei valori; di medioevo; di modi nuovi per operare.

Solo qualcuno (Cesko; Sweet; Pantarei) ha centrato l’obiettivo: l’indifferenza e la mancanza di impegno e del fare dei giovani del nostro Comune e il loro poco interesse alla vita “politica” della Comunità.

Su questi e per questi “obiettivi”, consapevole anche delle critiche cui mi esporrò, desidero confrontarmi ed aprire una piacevole ma serena discussione.

Non è una novità se i giovani manifestano poco interesse per la politica nella nostra Comunità e , se non se ne vogliono occupare. Vi è una categoria di giovani che si nascondono dietro affermazioni del tipo: “non posso far nulla per cambiare questo stato di fatto”, questo è di solito un comodo alibi per giustificare la propria incapacità di iniziativa. Tutto viene vissuto superficialmente, senza andare in fondo, senza guardare la realtà.

Vi è poi una categoria di giovani ( ed io mi ritengo in questa ) che hanno scelto, (per quanto mi riguarda è una filosofia di vita!) di dedicare il proprio tempo e le proprie energie ad attività di volontariato e di promozione sociale, sia pur per il proprio territorio.

Ritengo che questo sia un modo di “far politica” in un’accezione tuttavia diversa e migliore di quella corrente che è di mera lotta per il potere ( personale) ed attività tesa a procacciare vantaggi personali. Un modo di far “politica” e di “impegno” vissuto come servizio, riscoprendo il senso della partecipazione e che porta maggiormente il cittadino verso una realizzazione sempre più soddisfacente del bene comune.

Ma allora, perché i giovani sono “indifferenti” e dimostrano poco impegno ed interesse per la vita politica locale?. Cesko ad esempio dice che non bisogna certo generalizzare ma che bisogna esaminare le disponibilità umane di una Comunità. Potrà essere vero, ma questa sua affermazione mi preoccupa. Possibile che la nostra comunità non è più in grado di esprimere una nuova classe dirigente, giovane, sia anagraficamente che intellettualmente?!

La mia disaffezione alla politica , quella vera , è dovuta ad esempio , alla delusione nell’assistere alla crisi di un cambiamento che sembrava dare voce ai cittadini ma che in realtà non c’è stato; alla nuova proliferazione , in senso generale, di partiti e partitini; alla persistente arroganza di uomini di potere che delegano le loro decisioni ad una elite tecnocratica che parla e discute solo nelle sedi dei propri partiti e con i propri dirigenti, riducendo così lo spazio per il confronto civile delle opinioni, del dibattito democratico e dell’impegno ad associarsi per concordare soluzioni a problemi comuni.

Qualche tempo fa conversando, un carissimo amico con un passato di amministratore in questo Comune, mi ha confessato che aveva “perso il gusto di far politica” e, addirittura nelle ultime consultazioni elettorali non aveva esercitato il suo diritto-dovere di cittadino, cioè non aveva esercitato il diritto al voto.

La cosa mi ha particolarmente colpito visto che la mia risposta è stata che, prima ancora di far politica e quindi di assaporarne il gusto, bisogna vivere quotidianamente e con responsabilità il proprio compito di cittadino esercitando ad esempio i propri diritti-doveri di cittadino. Ma allora come ad esempio rivitalizzare la partecipazione?

Una possibilità potrebbe essere quella di ripartire dai problemi più prossimi all’esperienza quotidiana, quelli della frazione in si vive, riconquistando la passione civile, il gusto del dibattito, del confronto, della ricerca delle soluzioni ai problemi comuni. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di prospettare un intervento collettivo partendo dalle qualità e dalle potenzialità di ognuno (in questo modo, caroCesko, potremo sfruttare comunque tutte le disponibilità umane della nostra Comunità), un’altra soluzione potrebbe essere proprio quel potere dell’uomo di cui parla sweet: scegliere ed impegnarsi.

Mi auguro, con questo mio scritto, di aver aperto una piacevole discussione da cui non necessariamente dovrà scaturire un vero e proprio impegno politico di alcuno me compreso, ma, di aver comunque superato quel preambolo di cui parla dbquattro e che “viene vissuto da tutte le generazioni” profondamente convinto ( sweet hai ragione!!) che le scelte hanno bisogno della volontà di ognuno per andare avanti.