L’artigianato

L’artigianato del territorio di Motta San Giovanni va di pari passo a quello di tutte le civiltà che si affacciano sul Mediterraneo; è basato soprattutto sulla costruzione di oggetti semplici, volti a soddisfare bisogni elementari.

Arte della ceramica

Si è sviluppata nella frazione di Lazzaro; oggi è un’arte in decadenza ma comunque vi sono ancora alcune botteghe che conservano le memorie di un passato che tanto ha contribuito all’economia del territorio.

L’artigiano veniva chiamato “u bumbularu”; produceva recipienti di tutti i tipi: “giarri” contenitori a bocca larga per olio e olive in salamoia; “bumbuli e quartari” contenitori per l’acqua; “salaturi” contenitori di forma cilindrica per alimenti sotto sale; “tiani” contenitori per la cottura di vivande; “ciaramiti” che sono coppi per coperture.

Arte della pietra

La lavorazione della pietra è ritornata a essere un vanto dell’artigianato locale. Gli scalpellini utilizzano rocce calcaree e rocce quarzose per realizzare portali, panchine, colonne, pavimenti, fontane e grazie alle tecnologie moderne oggetti per l’arredamento urbano. Non manca comunque la realizzazione di oggetti ad altissimo contenuto artistico.

Quest’arte sta guadagnando sempre una maggiore fetta di mercato, infatti gli oggetti realizzati dagli scalpellini locali sono esportati in tutto il mondo.

Arte del ferro battuto

Un tempo nel territorio sorgevano diverse “forge” che producevano: cancelli, balconi,attrezzi agricoli e ferri per asini e cavalli. Oggi le stesse officine hanno assunto caratteri di modernità e al ferro hanno affiancato l’alluminio.

Arte delle fibre vegetali

Un tempo la canna, il salice selvatico erano i principali materiali usati per la fabbricazione di tutta una serie di contenitori e di superfici piane: “cofani e cofineddhi” cesti e cestelli di solito fissate al basto dell’asino, principale animale da soma del territorio; “gistri” canestro rotondo e basso che le donne portavano sulla testa, in perfetto equilibrio, con interposto un cuscinetto chiamato “girlanda” costituito da tessuto arrotolato; “panàri” piccoli contenitori per la raccolta di prodotti quali olive, uva, patate ecc.; “cannizzi” si trattava di un manufatto piano che serviva per stendere sopra fichi, pomodori a seccare, oppure per l’allevamento del baco da seta. Un tempo veniva lavorata anche l’agave “‘ndianara” per fabbricare corde.